CAVALLERIA RUSTICANA

27/01/2019
16.30
TEATRO VERDI, Viale G. Verdi, 45 MONTECATINI Terme PISTOIA

Domenica 27 gennaio ore 16,30
Pietro Mascagni
CAVALLERIA RUSTICANA
Direttore Alexey Nikonov
Regia Alessandro Bertolotti
Orchestra OMEGA
Corale Valle dei fiori già Pacini di Pescia. direttore Luca Innocenti
Soprano, Marina Schevchenko
Tenore, Alberto Profeta
Alfio, Carmine Monaco d'Ambrosia
Lola, Simonida Miletic
Mamma Lucia Antonia Fino

Per concludere questa prima rassegna "La Grande lirica al teatro Verdi di Montecatini", ritorna sul podio dell' Orchestra OMEGA il direttore russo Alexey Nikonov che dirigerà il famoso soprano Marina Schevchenko, esibitasi in importanti teatri come il Bolshoi di Mosca: interpreterà Santuzza insieme al tenore Alberto Profeta, anch’egli di fama internazionale , che si è già esibito con OMEGA proprio nella parte di Turiddu.
Compare Alfio il baritono Carmine Monaco, Simonida Miletic nella parte di Lola e il mezzosoprano Antonia Fino, mamma Lucia.
La regia è di Alessandro Bertolotti, già noto al pubblico di Montecatini e sinonimo di qualità.
Anche questo evento è inserito nell'abbonamento della Grande lirica al Teatro Verdi di Montecatini  a partire da 83 €.


Cavalleria Rusticana
 è un'opera in un unico atto di Pietro Mascagni, su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, tratto dalla novella omonima di Giovanni Verga.

Cavalleria rusticana fu la prima opera composta da Mascagni ed è certamente la più nota fra le sedici composte dal compositore livornese (oltre a Cavalleria rusticana, solo Iris e L'amico Fritz sono rimaste nel repertorio stabile dei principali enti lirici). Il suo successo fu enorme già dalla prima volta in cui venne rappresentata al Teatro Costanzi di Roma, il 17 maggio 1890, e tale è rimasto fino a oggi.

La storia che portò alla nascita di Cavalleria Rusticana è abbastanza curiosa: nel 1888 l'editore Sonzogno istituì un concorso aperto a tutti i giovani compositori italiani che non erano ancora riusciti a far rappresentare una loro opera. Mascagni, venuto a conoscenza di questo concorso a due mesi dalla chiusura delle iscrizioni, chiese al suo amico Giovanni Targioni-Tozzetti di scrivere un libretto.
Lui e il suo collega Guido Menasci scelsero come base la novella di Giovanni Verga "Cavalleria Rusticana". La cosa particolare fu che i due lavorarono all'opera con Mascagni per corrispopndenza.
L'opera fu completata appena in tempo per essere ammessa al concorso. Ovviamente, come abbiamo visto, l'opera di Mascagni fu selezionata per essere rappresentata a Roma.
Trama
L'Atto si svolge in un paesino della Sicilia, nel giorno di Pasqua. L'Opera comincia con la voce di compare Turiddu che intona una serenata alla sua bella Lola, pur sapendo che durante il suo servizio militare, lei ha sposato Alfio. Tra la folla di paesani in festa compare anche Santuzza, l'attuale fidanzata di Turiddu. Sentendosi in una posizione quantomai complicata, Santuzza decide di chiedere consiglio a Lucia, la madre di Turiddu.
Lucia afferma che Turiddu è andato a comprare il vino per la festa; quando Santuzza le controbatte che compare Turiddu è stato visto aggirarsi in paese, Lucia - temendo che qualcuno possa ascoltare le loro parole - la zittisce chiedendole di entrare in casa. Santuzza però rifiuta l'invito.
In casa di Lucia arriva Alfio, venuto a far visita alla madre di Turiddu. Alfio le domanda del vino per la festa, Lucia ripete nuovamente che se ne stava occupando Turiddu. Alfio le replica di averlo visto quella mattina stessa, aggirarsi attorno alla sua casa.
Appena Alfio esce di scena, Santuzza rivela a Lucia della relazione in corso tra Turiddu e Lola. Lucia, attonita, si rivolge alla Madonna per il peccato commesso da suo figlio.
Entrano quindi in scena Turiddu, che bisticcia con Santuzza, e Lola che si attacca anche lei con Santuzza.

Lola esce di scena per recarsi in chiesa; a questo punto la lite tra Turiddu e Santuzza diventa violenta. Quando Turiddu arriva ad usare violenza fisica su Santuzza, lei gli augura la malapasqua.
Anche Turiddu alfine si reca in chiesa. Santuzza, profondamente ferita e amareggiata, svela ad Alfio la relazione in corso tra sua moglie e Turiddu.
Finita la funzione, Turiddu si occupa di offrirevino ai paesani, con il secondo fine di passare più tempo in compagnia di Lola. Viene offerto del vino anche ad Alfio, ma questi lo rifiuta.
Turiddu allora fa per abbracciarlo, come gesto distensivo; questo si rivela essere uno stratagemma per mordergli l'orecchio e sidarlo quindi a duello.
Ormai completamente ubriaco, Turiddu abbraccia la madre e le raccomanda di badare a Santuzza.

La scena si chiude con urlo provenire dalla folla di popolani: "Hanno ammazzato compare Turiddu!".

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